Three Weeks (!?) In Chimbota

Three Weeks (!?) In Chimbota

The sign to Bwelero Primary and Chimbota Secondary schools on the main road from Nkhata Bay to the villages up the Kadozi hill

If someone told me now that I’ve been in Nkhata Bay for only three weeks, I would hardly believe them — so much has happened since I landed on 5th January, that two months would be a more appropriate description of my perception of time here.

On my first day at school I had the chance to informally meet the Headmaster, all the teachers and some of the students. But it wasn’t until the Tuesday that I was officially introduced to the whole school, in a rather scary assembly in the garden, when my host Phillip first, then the Headmaster Mr Banda, repeatedly expressed their gratitude and welcomed me to their school.

I then had to talk about my “mission” (like Mr Banda likes to call it…!), explaining all the various activities I will be doing, including setting up a board games club and a choir, starting IT and reading clubs, and running a storytelling exchange program with a school in London.

The various gifts I brought from London were officially presented to Emmanuel, the Head Boy, who then handed them over to the respective people who will use them — a very excited Computer Studies teacher snatched the tablets pretty quickly, and Mr Unandi, the Maths teacher and co-runner of the board games club, soon sat me down to learn how to play Guess Who and Scrabble Dash.

After much discussing and liaising with teachers and students alike, by the end of the first week I had my draft timetable which I officially presented to the Headmaster — storytelling on Monday, IT & Reading Clubs on Tuesday, keep Wednesday free for sports day, board games on Thursday and choir on Friday.

Ah the naivety of expecting it to work!

The following week I scrunched up the timetable in a paper ball and threw it out of the window…

Monday was public holiday so we had to reschedule the first session of our storytelling project.

It was raining very heavily on Tuesday, so no one managed to brave the mud torrent the road becomes, to come back to school after lunch for IT club (but on the plus side, I’ve learnt how to work the generator that powers the computers).

Wednesday I had to go down to Nkhata Bay to extend my Visa, which had to happen in the morning, as the official opening hours of the Immigration Office tend to be quite — erm — flexible…

On the first Thursday we managed to run board games but the children arrived 45 minutes late. This has since improved, when 5 children arrived a 3pm sharp and a further 4 were only half an hour late last Thursday. Slow but steady progress.

And choir on Friday had to be rescheduled as everyone left early for sports day which couldn’t happen on Wednesday, as the teacher was off with malaria…

So yes, my spreadsheet-loving, schedule-obsessed brain will need to do some adjusting and fight the slight (!) frustration of things not happening when they are supposed to be — but other than that, I couldn’t be luckier!

All the teachers have been very welcoming and excited of me being here (no pressure), and the students are all incredibly keen to learn and develop their English: I’m constantly getting stopped with questions and requests to do extra work — go tell that to most western teenagers…

On top of that, the walk to and from school is absolutely beautiful — walking down to the school after leaving Dindano village behind, a long flat stretch of road takes you through Chimbota village, where a lot of the students live. This is where Silyiana, a girl from Form 4, stopped me one morning and handed over four massive avocados from their tree, as I’d told her I love them!

After snaking around a few bends and up a steep short hill, suddenly lake Malawi is right in front of you, majestic and sparkling in the morning light. It looks so close and fresh, but it’s actually a further three quarters of an hour walk down the infamous Kandoli Hill, which most teachers have to climb every morning as they live down in Nkhata Bay — a 45 minute walk which is pretty brutal at 6.30am with rain or sunshine.

But the natural landscape is far from being the most interesting part — the walk is also filled with many a random encounter with all sorts of people living in Dindando, Chimbota and Bwelero villages, who all want to know who I am, where I come from, what I am doing here, where I live (“Ah Phillip Chibisa, yes I know him!” — everyone seems to!), how long I am staying for, and will I buy their friend’s carvings/postcards/bracelet when I’m next in Nkhata Bay?

I’ve met so many people I can hardly keep track of faces and names — though Will of God (the direct translation of his Malawian name, and what he said I should call him) was definitely the most impressive one!

It’s hard to know what the next few weeks will turn out like, so stay posted for updates on all things Chimbota and Malawi!


Tre settimane (!?) a Chimbota

(Didascalia foto: I cartelli indicatori per la Scuola Elementare di Bwelero e la Scuola Media di Chimbota, sulla strada principale da Nkhata Bay verso i villaggi sulla collina di Kadozi)

Se qualcuno, oggi, mi dicesse che sono a Nkhata Bay da tre settimane soltanto, stenterei a credergli – tanti sono gli avvenimenti accaduti da quando atterrai il 5 gennaio, che due mesi sarebbe una descrizione più adeguata della mia percezione del tempo già trascorso qui.

Nel mio primo giorno a scuola ebbi l’occasione di conoscere informalmente il Preside, tutti gli insegnanti e alcuni degli studenti. Ma soltanto il martedì mi presentarono ufficialmente all’intero corpo scolastico, con un’assemblea in giardino da sentirsi intimorita, durante la quale il mio ospite Phillip prima, e il Preside sig. Banda poi, espressero ripetutamente la loro gratitudine e mi diedero il benvenuto nella scuola.

Poi toccò a me parlare della mia “missione” (è così che il sig. Banda ama chiamarla!), spiegando tutte le diverse attività che avrei svolto, comprendenti l’apertura di un gruppo per i giochi da tavolo e di un coro, l’avvio di gruppi d’informatica e di lettura, e lo svolgimento di un programma di scambi sulla narrativa con una scuola di Londra.

I vari omaggi che avevo portato da Londra furono ufficialmente presentati ad Emmanuel, il Rappresentante degli Studenti, che poi li consegnò alle persone che li avrebbero rispettivamente usati – un emozionantissimo insegnante di Materie Informatiche agguantò i tablet piuttosto velocemente, e il sig. Unandi, l’insegnante di Matematica e coadiutore dei gruppi di giochi da tavolo, mi fece subito sedere per imparare come si gioca ad Indovina Chi e Scrabble Dash.

Dopo una lunga discussione e contatti con gli insegnanti e gli studenti in pari misura, verso la fine della prima settimana avevo finalmente la bozza del mio orario settimanale, che presentai ufficialmente al Preside: narrativa il lunedì, Informatica e Gruppo di Lettura il martedì; il mercoledì lasciato libero come giorno dedicato alle attività sportive, poi giochi da tavolo il giovedì e infine coro il venerdì.

Beata ingenuità, aspettarsi che funzionasse!

La settimana successiva appallottolai l’orario e lo gettai fuori della finestra…

Lunedì era festa nazionale, così si dovette rinviare la prima sessione del nostro progetto di narrativa.

Diluviava il martedì, così nessuno se la sentì di affrontare il torrente di fango che la strada diventa e tornare a scuola dopo pranzo per il corso d’informatica (ma sul piatto positivo della bilancia, imparai come far funzionare il generatore di corrente che alimenta i computer).

Mercoledì dovetti andare giù a Nkhata Bay per prolungare il visto sul mio passaporto, la qual cosa era bene avvenisse durante la mattinata, considerato che l’orario ufficiale d’apertura dell’Ufficio Immigrazione tende ad essere – ehm – flessibile…

Il primo giovedì riuscimmo a svolgere i giochi da tavolo, ma i bambini arrivarono con quarantacinque minuti di ritardo. Quest’aspetto è poi migliorato fino a giovedì scorso, quando cinque bambini arrivarono alle tre in punto e altri quattro in ritardo di mezzora soltanto. Un progresso lento, ma costante.

Infine, l’ora di coro del venerdì dovette essere rinviata perché tutti se ne andarono presto per la giornata di attività sportive, che non si era potuta tenere il mercoledì perché l’insegnante era assente, purtroppo causa malaria…

Ebbene, si: la mia mente fanatica degli schemi e ossessionata dai programmi avrà bisogno di un certo adattamento, e dovrà combattere la leggera (!) frustrazione derivante dalle cose che non accadono quando si suppone che debbano – ma a parte questo, non potrei essere più fortunata!

Tutti gli insegnanti sono stati molto accoglienti e galvanizzati (senza esagerazione) dalla mia presenza qui; gli studenti sono tutti incredibilmente avidi d’apprendere l’inglese o approfondirne la conoscenza: mi fermano continuamente con domande e richieste di fare dei compiti in più – andate a dirlo alla maggior parte degli adolescenti occidentali…

In aggiunta a tutto questo, la camminata verso la scuola e il ritorno sono di una bellezza assoluta – scendendo verso la scuola e lasciandosi alle spalle il villaggio di Dindano, un lungo tratto di strada pianeggiante vi porta attraverso il villaggio di Chimbota, dove vive un gran numero degli studenti. È qui che Silyiana, una ragazza del quarto anno, mi ha fermato una mattina e mi ha offerto quattro enormi avocado colti dal suo albero, solo perché le avevo detto che ne vado matta!

(Didascalia, da sinistra: Una tipica casa del villaggio – La strada verso la montagna di Bungulu – La discesa verso il Lago Malawi, con le sue fresche acque invitanti)

Dopo aver serpeggiato per alcune curve e su per una breve ma ripida collina, improvvisamente il Lago Malawi è proprio di fronte a voi, maestoso e scintillante nella luce del mattino. Sembra così vicino e fresco, anche se in realtà ci vuole ancora una camminata di tre quarti d’ora giù per la deprecata collina di Kadozi, che la maggior parte degli insegnanti deve scalare ogni mattina, dato che quasi tutti vivono a Nkhata Bay – una camminata di quarantacinque minuti, piuttosto dura da fare alle sei e trenta del mattino, con la pioggia o sotto il sole.

Tuttavia il paesaggio naturale è ben lungi dall’essere l’aspetto più interessante – la camminata è anche affollata da numerosi incontri casuali con ogni genere di persone che vivono nei villaggi di Dindano, Chimbota e Bwelero; tutti vogliono sapere chi sono, da dove vengo, cosa faccio qui, dove abito (“Ah, da Phillip Chibisa, si lo conosco!” – a quanto pare lo conoscono tutti!); quanto resterò? e comprerò le sculture intagliate nel legno, o le cartoline, o i braccialetti di un qualche loro amico, la prossima volta che scendo a Nkhata Bay?

Ho conosciuto così tanta gente che riesco a stento a tenere a mente i volti e i nomi – però Volontà di Dio (la traduzione diretta del suo nome malawiano, e così mi ha detto che lo dovrei chiamare) è stato decisamente il più solenne!

È difficile dire cosa riserveranno le prossime settimane, quindi restate in contatto per gli aggiornamenti su tutte le novità da Chimbota e dal Malawi!

Did you enjoy my writing? Share it!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *