Then: Realising You Have a Ton of Things to Do, and Very Little Time to Do Them — Pt. 2

Then: Realising You Have a Ton of Things to Do, and Very Little Time to Do Them — Pt. 2

The school in 2015, looking down the bumpy road to Nkhata Bay

Chimbota Private Secondary School is a lovely project which came out of much effort and good will, after one teacher from the UK, Kevin, decided he would build a school in an area of Malawi where the opportunities for children to pursue secondary education were scarce.

I was lucky enough to first visit the school in 2015, whilst on holiday in Malawi. I remember getting to Nkhata Bay one afternoon, checking into Mayoka Village where we were going to stay for a couple of nights, and then meeting up with Kevin to make the twenty or so minutes bumpy journey to the school.

Since its inception in 2012, the Chimbota project has not only given education to hundreds of boys and girls who would have otherwise struggled to stay in school, but it also helped the surrounding community, by building a piping system to provide safe drinking water; starting up a grocery shop for the students, teachers and the wider community; providing training for their teachers; and even distributing reusable sanitary pads for all the girls, which means they won’t have to miss school when on their period.

I’d been following all these exciting developments on Facebook for the past couple of years, so when I started thinking about doing something different in 2018, Chimbota seemed like an obvious choice — I had fallen in love with Malawi and particularly Nkhata Bay, and I firmly believe in the possibility of grassroots projects to make a real difference in the long term.

So when I got in touch with Kevin, I told him I was kinda good at taking pictures and hopefully alright at writing a few words (3 years and £9k Creative Writing degree has hopefully done some good — you’ll be the judge of that).

I also told them I love to sing and have been in choirs for the last thirteen years of my life, and that I have been sitting at a desk working on a laptop for the last four.

All this essentially boiled down to:

  1. A storytelling project which will run in parallel with St Peter’s London Docks, a school in Wapping, through a teacher friend of mine — hoping to establish an exchange between the two schools, get some writing done with the children and encourage a fun, alternative use of English.
  2. IT lessons — strong of my experience of teaching how to use a laptop to an 80 year old when I was at high school, I’m confident this won’t be problematic at all (Haha).
  3. A choir — where my true fourteen year old self will rejoice teaching silly English warm-ups to perplexed, much better at singing than I am, Malawian teenagers.
  4. Helping the school with all things social media and Facebook (stay posted for my Facebook series “IT Tuesdays” and “Meet the Teachers on Friday”).
  5. Various other after school activities aimed at strengthening the use of the English language.
  6. Anything else which is applicable when I’m there.

So back in September, after buying my ticket and whilst figuring out the logistics of leaving a country after seven years and moving to somewhere that requires vaccinations and whatnot, I realised I should do some kind of preparation before I dived into this strange new life.

Three months followed where I came up with a social media plan for the school (probably contravening most basic marketing practices…) and pestered all manners of generous friends who endured me talking about how I should set up this workshop or that activity — especially talking all things choir and singing with wonderful Maddalena; looking up fun learning games and exploring theatre making and storytelling practices with Francesca; chatting to Mike about blogging and teaching IT; and much much more.

It’s been a hell of a ride already — and I haven’t even got there!

With less than 10 hours to go to my plane, I’ve packed my backpack and I sort of have a plan of what I’ll be trying to do there— so stay posted to find out how all these things turn out…


A seguire: Quando vi accorgete di avere una valanga di cose da fare e pochissimo tempo per farle — Parte 2.

La Scuola Secondaria Privata di Chimbota è uno splendido progetto, nato da grandi sforzi e tanta buona volontà dopo che un insegnante britannico, Kevin, decise che avrebbe aiutato a costruire una scuola in un’area del Malawi dove le opportunità d’accesso all’istruzione secondaria erano scarse.

Io ebbi la fortuna di visitare la scuola, la prima volta nel 2015, mentre mi trovavo in vacanza in Malawi. Ricordo di essere arrivata a Nkhata Bay un pomeriggio, registrandomi al Mayoka Village dove sarei rimasta per un paio di notti, e poi di essermi incontrata con Kevin per fare i venti minuti, o giù di lì, di strada tutta buche e scossoni fino alla scuola.

Sin dall’origine, nel 2012, il progetto di Chimbota non ha fornito soltanto educazione scolastica a centinaia di ragazzi e ragazze, che altrimenti avrebbero dovuto fare enormi sforzi per rimanere nel percorso scolastico. Ha anche aiutato la comunità circostante: sacavando un pozzo per trovare falde acquifere sicure; dando l’avvio ad un negozio di generi vari per gli studenti, gli insegnanti e la comunità in senso più ampio; fornendo addestramento per i loro insegnanti, e perfino distribuendo assorbenti riutilizzabili per tutte le ragazze, la qual cosa per loro significa non dover perdere la scuola durante i giorni del ciclo.

Negli ultimi due anni avevo continuato a seguire su Facebook tutti questi entusiasmanti sviluppi, così quando cominciai a pensare di far qualcosa di diverso nel 2018, Chimbota apparve come una scelta ovvia — mi ero innamorata del Malawi, e di Nkhata Bay in particolare, e credo fermamente nella possibilità che i progetti che sorgono dal nulla facciano la differenza nel lungo termine.

Così, quando entrai in contatto con Kevin gli dissi che non ero male a scattare fotografie e, si sperava, anche a scrivere qualche parola (tre anni e qualche migliaio di sterline per la laurea in Scrittura Creativa dovrebbero aver fatto qualcosa di buono — ma questo lo giudicherete voi).

Gli dissi anche che mi piace cantare e ho fatto parte di vari cori negli ultimi tredici anni della mia vita, e che sono stata seduta ad una scrivania a lavorare sul portatile per gli ultimi quattro.

Tutto ciò, nella sostanza, ha preso le seguenti forme:

  1. Un progetto di narrativa che correrà in parallelo alla St. Peter’s London Docks, una scuola di Wapping (Londra), in cooperazione con una mia amica insegnante — sperando così di stabilire uno scambio tra le due scuole, di far fare un po’ di scrittura ai bambini e incoraggiare un uso divertente e alternativo della lingua inglese.
  2. Lezioni d’informatica — forte della mia esperienza, quando ancora studiavo al liceo, acquisita insegnando ad una signora ottantenne come usare un portatile, sono fiduciosa che questo punto non sarà affatto un problema (ahah).
  3. Un coro — laddove il mio ego, in realtà quattordicenne, si rallegrerà insegnando sciocchi esercizi di riscaldamento vocale in inglese a dei perplessi adolescenti malawiani, molto più bravi a cantare di quanto sia io.
  4. Assistere la scuola in tutti gli aspetti dei social media e di Facebook (restate connessi per le mie rubriche “I martedì dell’informatica” e “Conoscete gli insegnanti il venerdì”).
  5. Varie altre attività di doposcuola volte al potenziamento nell’uso della lingua inglese.
  6. Qualunque altra cosa si dimostri pertinente una volta che sarò là.

Fu così che a settembre, dopo aver comprato il mio biglietto di sola andata e mentre sbrogliavo la logistica coinvolta nel lasciare un Paese dopo sette anni e trasferirsi da qualche parte che richiede vaccinazioni e tutto il resto, mi resi conto che dovevo fare un qualche genere di preparazione prima di tuffarmi in una così strana nuova vita.

Seguirono tre mesi, nei quali venni fuori con un piano di social media per la scuola (probabilmente contravvenendo la maggior parte delle più elementari procedure di marketing …) e assillai in ogni modo amici generosi, che mi sopportavano mentre parlavo di come avrei impostato quel certo laboratorio o quella certa attività — specialmente parlando d’argomenti di coro e canto con la meravigliosa Maddalena; cercando giochi che facciano imparare divertendo, ed esplorando pratiche d’impostazione teatrale e di narrazione con Francesca; chiacchierando con Mike riguardo al blog e all’insegnamento dell’informatica; e molto altro ancora.

Insomma, è già stata una cavalcata a spron battuto — e non sono nemmeno arrivata là!

Adesso, a meno di dieci ore dal mio volo, ho fatto lo zaino e mi sembra di avere una specie di piano su cosa cercherò di fare una volta laggiù — quindi restate in contatto per scoprire come tutto questo andrà a finire…

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