The Women of Nkhata Bay — Martha

A few weekends ago on a night out at Kaya Papaya in Nkhata Bay town the unthinkable happened — I saw a woman wearing jeans! Naturally I had to go up to her and find out all about it: she was the first woman I saw not wearing a skirt and drinking beer with fellow rastafari men, so I was very intrigued.

I soon found out she was the famous Martha Chinyanja, who a few people had told me about — famous insofar as she is the only woman football coach in the whole district, and she has spent the best part of the last ten years coaching young boys and girls. For free.

I asked her if we could have a chat at some point and I was delighted when she showed up on time at 2pm sharp — I decided there and then that I liked her very much!

Since 2009 Martha has been working on a completely volunteer basis to teach young people how to play football and netball, while doing some counselling with the teenagers and keeping them out of trouble.

Originally from Sanje village in Nkhata Bay district, Martha was born and grew up in Zimbabwe until the age of ten. There she attended Mangula Primary School, and was coached by Atwel Mandaza in athletics — this is where her passion for sport and fitness first stemmed from.

As a little girl, she grew up one of only three girls in a large family full of men, so she spent a lot of time with her brothers learning how to play football and training in boxing — incidentally she has two medals, which she won in two different championships in Blantyre and Mzuzu in under a year. As you do.

She moved back to Nkhata Bay with her family when her father fell seriously ill, a consequence of a life spent working in mines — sadly, shortly after arriving to Malawi, her father passed away. This meant the end of education for Martha, whose family couldn’t afford secondary school fees. Despite this, she has attended a number of courses through the years, including Sports Coaching and Disability Training, another one of her passions.

Moving back to Malawi after Zimbabwe was a bit of a culture shock — in Zimbabwe men and women were much less segregated and women were a lot freer to dress and behave how they pleased. In Malawi however, gender stereotypes are still very much there and Martha experienced a lot of discrimination growing up. People couldn’t agree with her “tomboyish” looks, her physical strength and passion for sports.

“But I’ve always done things the opposite way around. I’m proud that I’m not just following the rules of the elders — I don’t want to be fashionable, I want to be me. Let them talk I say, like your blog!”

That’s what prompted her to do something to change perceptions around her and women in general. With her friends Baya and Ilovo she founded the “Image Youth Club”, which soon became a hub for young people from the surrounding communities. “I’ve seen so many girls getting pregnant and married too early. I am doing this so that ladies should know we can stand proud and do the same things men do. Whenever a girl joins I tell her ‘Of course you can play football — you’ve got legs don’t you?’”

The club grew when Chris Ashton, director of African Unplug, sponsored them with footballs and uniforms. Since then however, Chris moved away from Nkhata Bay, and Martha’s colleagues found jobs in Chinteche training their own teams — this means Martha is now on her own, managing the teams and funding the project with the little she earns from various jobs, such as coaching at Good Hope private primary school and assisting a car mechanic.

While running practices is fairly inexpensive — she often manages to borrow a pitch from Chikale secondary school, or just trains on random bits of ground (“My children have never even seen an astro-turf ground, but the rough ground we train on means they’re very good a dribbling!”), she often struggles to find money for uniforms, shoes and fees to enter various leagues.

Currently she trains four teams — under 10s, under 14s, under 20s and a girls only team. Two of her girls have been selected to go to “DD Sunshine” in Lilongwe, a program where they can get sponsorship to go to school or on a course as long as they’re playing football.

At the moment she is trying to raise enough funds so that the girls, the under 14s and under 20s teams can take part in the upcoming FAM (Football Association of Malawi) league. This would mean paying for the league subscription fee, uniforms, transport, food and first aid for everyone — a total of about 70,000 kwacha (roughly £70) per team.

In the long term, her big dream would be to start her own sports academy with a disability section, to provide a safe space for fitness and education, whilst empowering young people with physical disabilities and breaking the stigma surrounding them.

That’s a noble goal indeed, and I have a funny feeling someone like Martha is exactly the kind of crazy, good-hearted person who could manage to pull it off. If it were me, I would consider having tens of children and young people call me “Aunt Martha” (used to give respect) and look up to me as a role model enough of a life achievement.

But not Martha, she’ll keep punching and kicking until she gets those young people where they want to be…


Donne di Nkhata Bay — Martha

L’impensabile è accaduto in occasione di una serata al Kaya Papaya di Nkhata Bay, durante uno degli scorsi fine settimana: ho visto una donna indossare i pantaloni! Ovviamente non potevo fare a meno di attaccare bottone e scoprire tutto sulla faccenda: era la prima volta che vedevo una donna non indossare una gonna; per giunta lo faceva bevendo birra con amici rastafariani, quindi stuzzicava davvero molto la mia curiosità.

Scoprii ben presto che si trattava della famosa Martha Chinyanja, della quale più d’uno mi aveva parlato — famosa perché si tratta dell’unica donna, nell’intero distretto, che fa l’allenatore di calcio e ha trascorso la maggior parte degli ultimi dieci anni a formare ragazzini e ragazzine. Gratis.

Le chiesi se potevamo fare quattro chiacchiere prima o poi, e fui piacevolmente colpita quando si presentò alle due in punto di un pomeriggio — in quello stesso momento decisi che mi piaceva un sacco!

È dal 2009 che Martha lavora, in forma del tutto volontaria, per insegnare ai giovani a giocare a calcio e netball, non trascurando di affiancarci un po’ di consultorio con gli adolescenti per tenerli alla larga dai guai.

Originaria del villaggio di Sanje, nel distretto di Nkhata Bay, Martha è nata e cresciuta nello Zimbabwe fino all’età di dieci anni. È là che ha frequentato la Scuola Elementare di Mangula ed è stata introdotta all’atletica da Atwel Mandaza — e sempre là sbocciò per la prima volta la sua passione per lo sport e il fitness.

Da ragazzina crebbe, una delle sole tre figlie femmine, in una famiglia molto numerosa e piena di maschi; così trascorse un sacco di tempo con i suoi fratelli, imparando a giocare a pallone e addestrandosi anche al pugilato — per inciso, ha due medaglie vinte in due diversi campionati a Blantyre e Mzuzu, nell’arco di un anno. Così, tanto per fare.

Tornò a Nkhata Bay con la sua famiglia quando il padre si ammalò gravemente, in conseguenza di una vita passata a lavorare in miniera. Purtroppo, poco dopo il loro arrivo in Malawi suo padre passò a miglior vita, il che segnò per Martha la fine dell’istruzione scolastica: la sua famiglia non poteva permettersi le rette di una scuola secondaria. Nonostante questo, col passar degli anni ha frequentato un certo numero di corsi di formazione, inclusi Allenamento Sportivo e Addestramento per l’Invalidità, un’altra delle sue passioni.

Tornare in Malawi, venendo dallo Zimbabwe, fu uno shock culturale non trascurabile — in Zimbabwe gli uomini e le donne erano tenuti molto meno separati, e le donne erano molto più libere di vestire e comportarsi come preferivano; mentre in Malawi gli stereotipi di genere sono ancora ben radicati e Martha, crescendo, sperimentò su se stessa molta discriminazione. La gente non vedeva di buon occhio i suoi atteggiamenti “da maschiaccio”, la sua forza fisica e la sua passione per gli sport.

“Ma io ho sempre fatto di testa mia. Sono orgogliosa di non seguire semplicemente le regole dei più anziani — non voglio essere conforme ai costumi, voglio essere me stessa. Lasciali parlare, dico, proprio come il titolo del tuo blog!”

Ecco cosa la spinse a fare qualcosa per cambiare la percezione intorno a lei, ed accrescere la consapevolezza delle donne in generale. Con i suoi amici Baya e Ilovo fondò il club ”Image Youth”, che presto divenne un centro d’incontro per i giovani delle comunità circostanti. “Ho visto così tante ragazze restare incinte e sposarsi troppo presto. Faccio tutto questo perché le donne sappiano che possiamo essere fiere di noi, e fare le stesse cose che fanno gli uomini. Ogni volta che una ragazza s’iscrive le dico ‘Certo che puoi giocare a calcio — hai le gambe, no?’”

Il club ebbe una crescita decisa quando Chris Ashton, direttore di African Unplug, li sponsorizzò con palloni e divise. Dopo d’allora, però, Chris si trasferì altrove lasciando Nkhata Bay e le colleghe di Martha trovarono ingaggi a Chinteche, per allenare squadre proprie — questo significa che ora Martha si trova a far tutto da sé, tanto nella gestione delle squadre quanto nel finanziamento del progetto con quel poco che guadagna da vari lavori, come fare l’allenatrice alla scuola elementare privata Good Hope e dare una mano ad un meccanico.

La gestione della pratica è relativamente economica — spesso riesce a farsi prestare un campetto dalla scuola secondaria di Chikale, o semplicemente tiene gli allenamenti su fazzoletti di terreno presi a caso (“I miei bambini non hanno neppure lontanamente visto un terreno di gioco in erba sintetica, ma il terreno irregolare sul quale ci alleniamo li rende molto bravi nel dribbling”). Ma la vera lotta e` trovare il denaro necessario per le divise, le scarpe e le quote d’iscrizione ai vari tornei

Attualmente Martha allena quattro squadre: gli Under 10, Under 14, Under 20 e una squadra di sole ragazze. Due delle sue ragazze sono state selezionate per andare al “DD Sunshine” di Lilongwe (la capitale del Paese, n.d.r.), un programma nell’ambito del quale possono ottenere sponsorizzazioni per frequentare la scuola, oppure un corso di formazione, per tutto il tempo che praticano il calcio.

Al momento sta cercando di raccogliere fondi sufficienti perché la squadra femminile, quella degli Under 14 e quella degli Under 20 possano partecipare alla lega FAM (Associazione Calcistica del Malawi) di imminente costituzione. Questo vorrebbe dire pagare le quote d’iscrizione alla lega, le divise, i trasporti, il vitto e la prima assistenza per tutti — un totale di circa 70.000 kwacha (circa €85) per ogni squadra.

Il suo grande sogno per il futuro sarebbe quello di aprire una propria accademia sportiva, con una sezione per l’inabilità, così da fornire ai giovani disabili uno spazio sicuro per il benessere fisico e l’istruzione, mettendoli in grado di infrangere il pregiudizio che li circonda.

Una meta davvero nobile, ed io nutro la sensazione che sia proprio qualcuno un po’ pazzo e di buon cuore come Martha che possa farcela a raggiungerla. Se fosse per me, sarei pronta a considerare sufficiente, come risultato di un’intera vita, il fatto di avere decine di bambini e giovani che mi chiamano “Aunt Martha” (un termine di alto rispetto) e che guardano a me come modello di comportamento.

Ma non Martha: lei continuerà a tirar pugni e calci fino a quando riuscirà a far arrivare quei giovani esattamente dove vogliono essere…

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